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Poesia - Biagio Marin

BIAGIO MARIN
 

Biagio Marin nacque a Grado nel 1891 (morì nel 1985). Si è sempre mantenuto fedele alla linea inaugurata nel 1912 con la prima raccolta in
dialetto gradese, Fiuri de tapo. Legato da radici profondissime alla propria terra e ai motivi di una cultura arcaica marinara, ha costruito una elegia che esprime l'amore, le gioie e i dolori dell'esistenza, le memorie del passato, con un canto tra il quotidiano e il magico, dove il dialetto acquista particolari risonanze. Nel volume I canti de l'isola (1951) sono confluite le sue poesie giovanili. Tra le altre raccolte si ricordano: Dopo la longa istae (1951), Elegie istriane (1963), El mar de l'eterno (1967), Al sol calào (1974), Pan de pura farina (1976), Stele cagiú e (1977), In memoria (1978), Nel silenzio più teso (1980), La vose de la sera (1985). Un'ampia raccolta di inediti si trova anche nel volume Poesie (1981).


&        Tutta la sua storia ð
& The history and the poetries in the English version ð

 

LE POESIE

]PAESE MIO
]TE CARESSO I GENUGI
]E 'NDÉVENO CUSSÌ LE VELE AL VENTO
]ARDE 'L MONDO
]MARAVEGIUSI INGANI
]VITA CHE SEMPRE SCORE


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PAESE MIO
 

Paese mio,
picolo nío e covo de corcali,
pusào lisiero sora un dosso biondo,
per tu de canti ne faravo un mondo
e mai no finiravo de cantâli.

Per tu 'sti canti a siò che i te 'ncorona
comò un svolo de nuòli matutini
e un solo su la fossa de gno nona
duta coverta d'alti rosmarini.


da “Cansone picole”, 1927

PAESE MIO

Paese mio,
piccolo nido e covo di gabbiani,
posato leggero su di un dosso biondo,
per te di canti ne farei un mondo
e mai non smetterei di cantarli.

Per te questi canti, perché ti incoronino
come un volo di nuvoli mattutini
e uno solo sulla fossa della nonna mia
tutta coperta di alti rosmarini.

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TE CARESSO I GENUGI

Te caresso i genugi
mori, e i cavili nigri.

Tu son comò un’anfora cota
piena de vin.
E i brassi xe l’anse.

E te togo e te bevo.
Soto ‘l sol sensa fin.
 


da “Il non tempo del mare”, 1964

 

TI CAREZZO I GINOCCHI

Ti accarezzo le ginocchia
more, ed i capelli neri.

Sei come un’anfora cotta
piena di vino.
E le braccia sono le anse.

E ti prendo e ti bevo.
Sotto il sole senza fine.

 

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E 'NDÉVENO CUSSÌ LE VELE AL VENTO

E 'ndéveno cussì le vele al vento
lassando drìo de noltri una gran ssia,
co' l'ánema in t'i vogi e 'l cuor contento
sensa pinsieri de manincunia.

Mámole e mas-ci missi zo a pagiol
co' Leto capitano a la rigola;
e 'ndéveno cantando soto 'l sol
canson, che incòra sora 'l mar le sbola.

E l'aqua bronboleva drío 'l timon
e del piasser la deventava bianca
e fin la pena la mandeva un son
fin che la bava no' la gera stanca.

da "Fiuri de tapo", 1912

 

E ANDAVAMO COSI', LE VELE AL VENTO

E andavano così, le vele al vento
lasciando dietro di noi una gran scia,
con l’anima negli occhi e il cuor contento
senza pensieri di malinconia.

Fanciulle e ragazzi seduti giù a pagliolo
con alla barra Leto capitano;
andavamo cantando sotto il sole
canzoni che ancora volano sul mare.

L’acqua ribolliva dietro il timone
e dal piacere diventava bianca,
persino la penna suonava:
fin che la bava non era stanca.

 

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 ARDE  'L MONDO

Arde 'l mondo
comò un bosco in agosto;
urla nel vento
de zorno e de note la guera;
i òmini i massa so' freli
e trema la tera.
Me, vardo a le stele dei sieli,
ai nuvoli d'oro, ch'el vento disperde,
a l'ultimo verde che
incanta la tera.
Eterni xe i munti selesti,
più eterni xe i sieli e i grandi pensieri.
Cô tase i canuni e le bombe
fa tanto silensio sul mondo,
e l'erba continua a fiurî;
seren se dilata el sielo profondo,
el sol torna biondo,
comò duti i dì.

da Le setembrine
 

BRUCIA IL MONDO

Brucia il mondo
come un bosco in agosto;
urla nel vento
di giorno e di notte la guerra;
gli uomini ammazzano i loro fratelli
e trema la terra.
Io, guardo le stelle nei cieli,
alle nuvole d'oro, che il vento disperde,
all'ultimo raggio verde che
 incanta la Terra.
Eterni sono i mondi celesti,
più eterni sono i cieli ed i grandi pensieri.
Quando tacciono i cannoni e le bombe
fa tanto silenzio sul mondo,
e l'erba continua a fiorire,
sereno si dilata il cielo profondo,
il sole torna biondo,
come ogni giorno.


 

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 MARAVEGIUSI INGANI

Maravegiusi ingani
dei fiuri che no' dura
dei nuòli sensa afani
che navega per l'aria asura.

Me mai ve disdirè
de voltri hè senpre sé,
e co' la mente inferma
piú v'amo de la tera ferma.

Feste dei mili
che l'alto siel 'nbriaga
e púo un'ariosa maga
disperde i petali sutili;

primavera matana
istàe che 'l cuor tu brusi,
sol che tu lusi
nel sangue che bacana:

senpre ve benedisso
co' boca tonda me ve lodo:
in ogni modo,
me vogio el vostro abisso.



 

 MERAVIGLIOSI INGANNI

Meravigliosi inganni
di fiori che non durano
di nuvoli senza affanni
che navigano per l'aria azzurra.

Io mai vi disdirò,
di voi ho sempre sete,
e con la mente ammalata
vi amo più della terraferma.

Feste dei meli
che l'alto cielo ubriaca
e poi un'ariosa maga
disperde i petali sottili;

primavera pazza,
estate che bruci il cuore,
sole che fai luce
nel sangue che baccana:

sempre vi benedico,
a bocca tonda io vi lodo
in ogni modo,
io voglio il vostro abisso.

 

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VITA CHE SEMPRE SCORE

La bavisela
no ‘ veva fiào
de move la gno vela
nel mar grando de Grào.

Le caresse lisiere
per quanto fresculine,
che va per le marine,
no porta primavere.

E no le move zente umana,
per quanto mite e sana,
e le lassa la spiagia
sita e incantagia.

 

VITA CHE SEMPRE SCORRE

La bava leggera
non aveva fiato
di muovere la mia vela
nel mare grande di Grado.

Le carezze leggere,
per quanto frescoline,
che vanno per le marine
non portano primavere.

E non persuadono la gente
umana,
per quanto mite e sana;
ma lasciano la spiaggia
zitta e incantata.

 

 

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